martedì 27 agosto 2013
mercoledì 30 novembre 2011
Corso di arrampicata 2011
“è stato formativo e anche molto divertente! Ho apprezzato precisione e disponibilità sempre presenti.”
“grazie mille a tutti voi istruttori siete stati SUPER”
“grazie a voi x l'impegno e la pazienza che ci avete messo nell'insegnare a noi uno sport cosi bello ed emozionante”
lunedì 12 settembre 2011
IL MONTE ROSA - il resoconto di Gioele
Durante l’anno pratico molti sport: nuoto, pesca, vela, ginnastica artistica, sci alpino, sci alpinismo, trekking, alpinismo, mountain bike,arrampicata sportiva e tradizionale, ma la mia passione è la montagna in tutti i suoi aspetti e pericoli …
L’anno scorso, dopo aver salito il mio primo 4061, il Gran Paradiso, mi sono appassionato all’alta quota, e ora sono riuscito a scalare, al secondo tentativo, la punta Gnifetti, sulla quale c’è la Capanna Margherita (il più alto rifugio d’Europa) a 4554 mt. di quota, nel gruppo del Monte Rosa.
Il 9/7/11 il mio papà ed io salutammo mio fratello e mia mamma ad Alagna Valsesia e, presa la prima funivia, decidemmo di scendere al rifugio Città di Mortara (Grande Alt) per salutare i gestori (che sono nostri amici) e gustare i loro buonissimi piatti, infatti questo rifugio è addirittura stato citato dal Gambero Rosso per la qualità e la bontà dei cibi.
Con la pancia piena, prendemmo la seconda funivia per arrivare al Passo dei Salati a quota 2998 mt.
Issammo i pesanti zaini sulla schiena e via, sulle rocce dello Stolemberg. Finita la cresta arrivammo alla vecchia stazione della funivia di Punta Indren, da lì percorremmo un lungo traverso su nevai fino ad arrivare a Indren nuova. C’era la nebbia , ma nonostante ciò trovammo una traccia nel ghiacciaio e raggiungemmo le corde fisse che ci avrebbero permesso di superare la barra di rocce più facilmente. Superato l’ostacolo riuscimmo a vedere il rifugio Gnifetti a quota 3647 mt, dove avremmo bivaccato.
Quando arrivai, alla terrazza del rifugio, fece capolino dalla porta Alessio Martoglio del CAI di Cumiana, che era su per la Gita Sociale del CAI, a cui ci saremmo aggregati.
Quella sera, a cena, organizzammo le cordate del giorno seguente. Eravamo in dodici e avevamo quattro corde, allora decidemmo di fare quattro cordate da tre. Io, mio padre e Ezio Issoglio formavamo una cordata: mio papà capo cordata, io in mezzo ed Ezio dietro.
Ma prima della partenza c’era una corta e non riposante nottata.
Alle 4.30 di mattina ci svegliammo, facemmo colazione e alle 5.00 eravamo con i ramponi ai piedi, picozza in mano, imbrago addosso e legati ad una corda da 60 mt e da 9 mm di diametro.
Partimmo procedendo con passo tranquillo. Eravamo nelle nuvole quando arrivammo sotto il Cristo delle Vette: una folata di vento aprì il cielo e noi riuscimmo a scorgere la cresta del Lyskamm.
Arrivammo al Colle del Lys e Ezio un po’ sfiatato disse che voleva fermarsi, noi insistemmo e lo facemmo ripartire.
Passammo sotto un saracco alto nove metri poi, dopo un lungo traverso, cominciammo a tagliare obliquamente verso il Colle tra lo Zumstein e la Gnifetti.
Il tempo era rimasto bello dal Colle del Lys anche se adesso cominciava a tirare vento, che in montagna significa nuvole in arrivo.
L’ultimo pendio era ormai più ripido degli altri, però era ben battuto.
Salimmo in punta quattro ore esatte dopo la partenza , facemmo le foto ricordo ed entrammo a riscaldarci dentro al rifugio.
Quando uscimmo, il versante italiano era coperto dal mare di nuvole, mentre in lontananza, dalla Svizzera, dietro la Dufur, arrivavano le nuvole.
Cominciammo a scendere, come arrivammo al colle, arrivò la nebbia e la bufera di neve. Dovemmo usare il G.P.S. per non perderci e finire in qualche crepaccio.
Scendevamo svelti, andava tutto bene, ma ad un tratto un rampone mi si incastrò nel ghiaccio e si ruppe, io caddi in avanti e sforzandolo persi un pezzo. I miei ramponi erano fuori uso, allora li tolsi e proseguii senza.
Tornati al Cristo delle Vette, si riaprì il cielo e smise di nevicare, capimmo di essere quasi nella zona dei crepacci. Sapevamo che sicuramente se ne erano aperti altri perché la neve era più molle. In verità ne trovammo due in più dell’andata.
Poco dopo arrivammo al rifugio e festeggiammo la scalata con il genepy e il bicerin avanzati dalla serata prima.
Gioele Poddine
venerdì 22 luglio 2011
Capanna Margherita 4554m
Nonostante tutto, sabato 9 luglio ore 7.30 al Cai, 10 teste dure si radunavano e si dirigevano verso la Valsesia.
Lungo la valle il tempo non lascia sperare niente di buono. A Varallo piove a dirotto e nessuno ci spera più. Proseguiamo comunque. Un caffè ad Alagna ce lo vogliamo prendere comunque!
Arrivati a destinazione ci stupiamo perchè oltra a non piovere filtra anche qualche timido raggio di sole.
La situazione in quota non sembra comunque essere delle migliori, ma visto che abbiamo fatto trenta decidiamo di fare TRENTUNO!
Prepariamo gli zaini e ci infiliamo nelle cabine che in men che non si dica ci catapultano al Passo dei Salati a 2980m
Anche lassù non piove, le nebbie vanno e vengono e ci fanno ben sperare. Così decidiamo di proseguire a piedi attraverso lo Stolemberg per fare due passi e facilitare l'acclimatamento.
Con passo tranquillo ma costante aggiriamo questo muraglione di sfasciumi e attraversiamo qualche nevaio residuo. Qui abbiamo potuto assistere alle varie techiche di discesa adottate dai vari componenti.
Quella giudicata più elegante è di sicuro quella adottata da Piero, la cosiddetta tecnica detta "Cooleman" o "Culeman": un'antica tecnica che ancora oggi risulta essere una delle più efficaci.
In 2h30' siamo così al rifugio Gnifetti dove ci sistemiamo e trascorriamo il pomeriggio riposando e ammirando lo spettacolo dei seracchi del Ghiacciaio del Lys.
Verso sera arrivano anche Gioele e Ugo, giusto in tempo perchè i rifugisti offrono addirittura l'aperitivo per gli alpinisti al bancone del bar. Poco dopo ci servono un'ottima cena che verrà impreziosita sul finale da un "assaggio" di Bicerìn e Genepy prodotti artigianalmente da Piero.
Dopo cena prepariamo già i materiali per velocizzare la partenza il giorno dopo e diamo una ripassata alle varie manovre e legature su ghiacciaio.
La notte, purtroppo, trascorre insonne per molti. La quota si fa sentire e quando suona la sveglia alle 3.45 ci alziamo con delle facce che sono tutto tranne che riposate.
Ci prepariamo velocemente e scendiamo a far colazione. Qualcuno/a la fa anche due volte....
Usciamo sulla terrazza del rifugio quando inizia ad albeggiare. Il cielo sopra al nostro percorso sembra abbastanza pulito ma le vette dei Lyskamm sonno avvolte dalle nebbie. Ci mettiamo in marcia speranzosi.
Dopo circa un'ora di marcia, all'altezza del bivacco del Balmenhorn le nebbie ci avvolgono e comincia a tirare un venticello tagliente. A testa bassa cerchiamo di tenere un ritmo regolare e nonostante la scarsa visibilità si riesce a distinguere chiaramente la traccia. Il morale non è altissimo e già si pensa ad un dietro front al Colle del Lys.
Ma una volta giunti all'altezza del grande seracco sotto la Punta Parrot, come per magia il vento spazza via in un attimo tutta la nuvolaglia e ci troviamo davanti agli occhi uno dei più belli scorci di tutto il Monte Rosa!!!
Con decisione affrontiamo le ultime rampe e alle ore 9 spaccate siamo in cima alla Punta Gnifetti 4554m
lunedì 2 maggio 2011
LA SETTE GIORNI DEL MONVISO
Dopo un intero giorno di viaggio giunsero qui, ad Oncino, nella frazione Serre ed ebbe inizio la loro splendida settimana sugli sci.
Un vento gelido si sollevò all'improvviso nel cielo blu scuro dei 3000, e polvere di neve coprì i nostri scivolati passi....La cima del Viso Mozzo era là, su sbrendoli sfumati da mobili baffi polverosi, come bianca sabbia transumante sulle dune.
Nel versante ovest del “Mozzo” la neve fluttuava e Barma, il cane, la “ signorina del Monviso” come venne definita da Gunther, Andreas, Stephan ed Helmut con Martin, si affrettò frenetica a scavare mulinando con le zampe anteriori una grande nicchia e si sistemò dentro lasciandosi coprire dalla polvere di neve che il vento trasportava: questo avvenne l'ultimo dei sette giorni e Gunther disse: “ Non abbiamo sognato ma vissuto i nostri sogni”.
Le sette magnifiche luminose perle infilate ad una ad una come in una collana ed indossate con gioia e determinazione: la Rocca di Nonna e la Testa di Cervetto, le Rocce Sbiasere, il Pian Paladino, la Rasciassa , la Cima di Crosa e la Garitta Nuova come sfere di cristallo opalescenti e mobili nella magia di leggere soffici nevi incantate.
Gli sci copiavano sfiorando le dune, le gobbe, le vallette e i dossi e con ali di farfalla volavano su ripidi pendii ricoperti da sottili lastre di cristallo come specchi di sole scintillanti; con rumore di ghiaccio infranto volteggiavano qua e là verso laggiù nella verde Valle del Lenta.
Genco d'l Ghi
11 marzo 2011
mercoledì 6 aprile 2011
Il masso "Rifugio Talpa"
Pubblichiamo le foto di un bel posticino, ideale per risvegliare le "bielle" dopo il letargo invernale.
Il masso si trova al Ciom percorrendo per 5 minuti il sentiero per i Tre Denti fino al guado, dopodichè si svolta a sinistra e si cammina altri 5 minuti su strada forestale per i trattori che costeggia il torrente.
Alcuni appigli sono ancora da pulire e da "definire" ma nel complesso la roccia è ottima e la scalate è prevalentemente di forza su prese grosse, a volte taglienti. Consigliato crashpad.
Sconsigliata nei periodi caldi è umidi.
Buon divertimento
Ales, Sugo e Pak
lunedì 28 giugno 2010
Orsiera - Cresta Dumontel
Partiti dal rifugio Selleries saliamo al lago del Ciardonnet ancora gelato e lo costeggiamo su nevai e pietraie che ci portano all'attacco della cresta piuttosto esposta e con alcuni brevi passaggi di arrampicata verticale.
Breve sosta in cima e discesa per il canale innevato.
Meritata merenda con i gofri di Roure e rientro.
Bella esperienza da ripetere (quella dei gofri) :-D
Con Ales e Laux.
Marmu







