Mettetevi comodi, vi racconto una storiella:
Tutto nasce da una visita dei genitori di Martin, Mario e Maria Eleonora, ai parenti italiani durante Settembre 2005, durante la quale Ales scopre di avere un cugino coetaneo con la stessa grande passione: la montagna a 360°!
Forse tutto ha origine ancor prima grazie alla fitta corrispondenza dei nonni che con costanza hanno saputo mantenere un filo tra Italia e Argentina.
Qui nasce Alessio, là nasce Martin, due cugini di terzo grado, uno bruno con gli occhi scuri l’altro biondo on gli occhi azzurri. Se il fenotipo può trarre in inganno, basta vederli insieme per riconoscere che qualche gene in comune effettivamente c’è, tanto da conoscersi per e-mail nel 2006, trascorrere il capodanno insieme nel 2007 qui in Italia a Crissolo, passare poi qualche giorno di Marzo 2007 in Spagna a Barcellona, dove Martin frequentava un Master, tra arrampicate e visite turistiche e infine decidere di partire per l’Argentina l'estate scorsa.
Conoscevamo già la grande ospitalità dei parenti argentini un po’ da testimonianze precedenti, un po’ perché già in occasione del viaggio in Spagna nel 2007 avevamo sperimentato di persona gli effetti di un parentado cosi caloroso e premuroso. Sarebbe stato un vero peccato perdere l’occasione di fare un viaggio oltreoceano sicuri di conoscere una famiglia cosi grande e disponibile e per di più viaggiare in lungo ed in largo con chi condivide le nostre stesse passioni.
Ed è così che si parte Sabato 2 Agosto 2008 ore 19.30. Ci aspettano 3 voli: Torino – Madrid, Madrid – Santiago del Cile, Santiago del Cile – Cordoba. Viaggio lungo ma tranquillo, tutti i bagagli arrivano…compresi gli sci, pronti per sperimentare l’inverno sudamericano. Oh yes! Inverno! L’Argentina e l’emisfero australe ci danno il loro benvenuto a Santiago con 5 gradi e tanto vento freddo ma, qualche ora dopo, a Cordoba, il clima e l’accoglienza calorosa dei cugini rendono tutto più mite.
La mattinata di lunedì 4 Agosto la dedichiamo al relax e ne approfittiamo per sistemarci . Ci svegliamo verso le 8; a colazione si pianifica già il trekking: la nostra prima destinazione sarà Los Gigantes sulla Sierra Grande, luogo ideale per trekking e arrampicate. Partiamo subito dopo pranzo: ci aspettano due ore di viaggio attraverso la pampa su lunghissime strade sterrate.
La lunga vacanza è appena cominciata e il ritmo incalzante del programma insieme alla perfetta organizzazione di Martin ci proietta entrambi nel giusto clima di viaggio.
Nel tragitto osserviamo sparse in mezzo a questi immensi altipiani case isolate e solitarie circondate da due o tre pini, piantati, ci raccontano, dagli emigranti che, a cosi tanti chilometri di casa, cercavano di ricreare un po’ del loro ambiente d’origine in questi territori così diversi dall’Europa.
Camminiamo poi per due ore sino ad arrivare al Rifugio Rafael Juarez che, in realtà è un risulta essere un bivacco: fa molto freddo ma l’equipaggiamento è azzeccato e non abbiamo grossi problemi. Una nota di merito va al gruppo di quindici ragazze di un collegio inglese in “gita”, accompagnate dai loro 3 professori, con cui condividiamo il bivacco: si dimostrano un grande esempio di organizzazione ed efficienza in un posto dove non c’è nè acqua corrente nè riscaldamento.
Il giorno seguente arrampichiamo in varie zone di Los Gigantes: il granito della zona è molto compatto e a differenza del nostro presenta moltissime erosioni ricordando, per certi versi, le nostre falesie di calcare . Rimaniamo impressionati dal “Cerro de la Cruz”: un enorme bastione di 200m di altezza sulle cui pareti si snodano molte vie e che ricorda vagamente le Placche Gialle della nostra Sbarua. Rientriamo a Cordoba alla sera per l’immancabile cena con i parenti…una delle tante in programma!
Mercoledì 6 e Giovedì 7 Agosto
La settimana scorre velocemente: visitiamo Cordoba in compagnia della mamma di Martin, Maria Eleonora per tutti la “Pupi”, e della fidanzata Carolina. E’ un'occasione per vedere uno scorcio di vita argentina che nel suo onnipresente calore mostra un popolo spaccato tra antico e moderno con tratti tipicamente occidentali e frenetici ed altri più legati ai popoli andini che nel contesto caotico/cittadino trovano difficilmente il loro posto.
Cordoba infatti è nota per le attività industriali (alimentare, automobilistica e aeronautica), settori che la rendono un buon polo economico a livello nazionale.
I Gesuiti inolte tra il 1500 ed il 1700 hanno dato un impulso al sistema culturale, sociale, religioso, economico e territoriale della città, che risulta essere unico in tutto il Sudamerica. Vi sono inoltre svariati collegi e un università a Cordoba fondate da quest’ordine, molto rinomate per la loro serietà.
Il giorno seguente con Pupi e Mario, il papà di Martin, visitiamo diverse località di interesse nei pressi di Cordoba. Tra queste La Falda passando per lo spettacolare Camino del Cuadrado, La Cumbre con le sue case in stile nordeuropeo e Carlos Paz con il suo bel lago.
Il venerdì io, Ales e Martìn partiamo per il Parque National Quebrada del Condorito sulla Sierra Chica, famoso per essere una riserva dove vive indisturbato il Condor delle Ande. Nei pressi di questo luogo visitiamo anche la “Ola”, un sito per l’arrampicata sportiva molto rinomato che si rivela molto bello quanto particolare: purtroppo fa un freddo polare accompagnato da un vento incessante alchè optiamo per un po’ di sano bouldering…vista la spaventosa quantità di massi disseminati ovunque! Contrariamente a quanto si possa pensare, Martin ci dice che in questo luogo sono molto poche le persone che arrampicano: siamo perplessi ma ci rendiamo sempre più conto che risentiamo della nostra cultura europea che ha ormai esplorato tutti i centimetri della nostra catena: in Argentina il territorio è vastissimo ed è per questo che molti luoghi sono ancora alpinisticamente poco conosciuti e documentati. Almeno siamo tranquilli su una cosa: Martin, con il tipo di attività lavorativa che ha scelto, e cioè il turismo avventura, ha senz’altro trovato pane per i suoi denti……
Ci aspetta un WEEK-END movimentato: ci trasferiamo tutti al “Campo”: posto idilliaco e unico dove i Buttigliengo hanno ristrutturato un vecchio bivacco dei gaucho…speriamo che le foto gli rendano giustizia. Alla sera si festeggia il compleanno di Martin (per la 3° volta) con tutti i parenti e gli amici presenti!

Domenica verso mezzogiorno salutiamo tutti i presenti e insieme a Martin e Alejandro (uno degli altri cugini) partiamo per la Provincia di Mendoza. Ci aspettano 700km di macchina ma la compagnia è spassosa e alle 23.00 arriviamo alla nostra prima destinazione: il rifugio di Los Molles, vicino a Las Lenas gestito dal Club Andino. Accoglienza ottima: la cena è ancora disponibile (gli orari qui sono molto elastici) e fuori nevica in abbondanza!
Il giorno seguente è impossibile sciare siccome il tempo non è migliorato e optiamo per una giornata alternativa a Malargue. Visitiamo Manqui Malal, un sito archeologico al cospetto di una stupenda cascata e La Caverna de las Brujas, una bellissima grotta che si visita con la lampada frontale inerpicandosi tra cunicoli e ampi camini. La guida è molto preparata e anche se è tardi non ci fa saltare nessuna tappa dell’itinerario.
Martedì: meteo perfetto, neve perfetta: binomio perfetto! E’ora di sciare. La giornata è dedicata al battesimo di sci alpinismo di Martin e Alejandro, che ci segue con le ciaspole e snowboard sulle spalle. Causa perdita della rondella di un bastoncino (dopo 100 m) e dopo un'ora di lotta con la neve fresca alejandro sentenzia la sua “muerte” e opta per un pomeridiano sugli impianti di Las Lenas che sono lì a due passi.
Ales, Martin ed io invece risaliamo un pendio che ci pare facile e soprattutto sicuro, visto che sono 2gg che il vento soffia incessante. Risaliamo una spalla ai lati di un pendio-canale perfettamente triangolare fino a metà: soffia un vento incredibile e la neve viene accumulata con una velocità impressionante e si decide di scendere. La discesa si rivela eccellente in neve fresca: Martin è entusiasta come al solito ed è veramente dura convincerlo a togliere gli sci per tornare al rifugio…Basta però ricordargli il programma: abbiamo ancora un po’ di tempo per una capatina al Pozo de las Animas (una voragine di origine carsica in cui si è formato un lago) ed alla Laguna della Nina encantada per poi dedicarci alle TERME: questa zona infatti ne è ricca e come dire di no ai grandi miracoli che promette quest’acqua sulfurea…
L’indomani salutiamo Las Lenas e dedichiamo la giornata al trasferimento in direzione Nord verso Vallecitos: percorriamo circa 450 km sino ad arrivare a Tupungato, città nella regione di Mendoza che prende il nome da un vulcano limitrofo che supera i 6000 m. Durante il viaggio ci fermiamo al Cayon de los Arenales percorrendo un'antica strada che veniva un tempo usata come attraversamento delle Ande verso il cile. Questo posto è veramente incantevole e si è circondati da gigantesche pareti di granito rosso molto simile al Protogino del Monte Bianco. Il breve trekking ci sgranchisce le gambe e al calar del sole ci rimettiamo in viaggio verso Tupungato (ultima grande città prima di arrivare al rifugio), dove ceniamo. Alle 23.30 arriviamo al Rifugio San Bernardo (2800 m) dove ci attende una brutta sorpresa, non c’è neve!
Decidiamo comunque di rimanere almeno un giorno perchè il posto è meraviglioso e c'è da rifarsi gli occhi: niente sci ma decidiamo di raggiungere con un trekking di 3-4 ore il Campo Base del Cerro Plata (6300 m) situato su una morena glaciale chiama “el Salto”, ad una quota di 4116 m. La salita è bella e tranquilla e tocchiamo la neve solo sugli ultimi 400 metri. E’ stata un'ottima alternativa alla gita sci alpinistica e ci ha permesso di assaporare un po’ di alta quota: il rifugista “Cuki”, in seguito ci raccontava che il Cerro Plata viene solitamente salito dagli alpinisti come preparazione per l'Aconcagua. Siccome siamo gli unici ospiti del rifugio, Cuki ci lascia la cucina a disposizione a patto di fargli assaggiare qualche specialità: ci lanciamo in un rocambolesco risotto… buonissimo a detta di tutti: la quota (...e la fame), si sa, rende tutto più buono…
Ferragosto! Venerdi 15 ci svegliamo alle 6.30 per essere rapidamente pronti a raggiungere Penitentes (che è l’ingresso del Parco dell’Aconcagua) sulla Ruta 40. Usciamo dal rifugio e…nevica! Partiamo con la tormenta che smette solo nel breve tratto di strada sino al posto di dogana dove senza catene non ci lasciano proseguire. Sulla strada del ritorno il tempo migliora ma le previsioni sono pessime per cui desistiamo a malincuore e decidiamo di puntare dritto sulla città di Mendoza dove saremmo dovuti arrivare due giorni dopo. Il viaggio di trasferimento è comunque interessante: percorriamo una strada sterrata di circa 70 km tutta curve che sovrasta in lontananza Mendoza: arriviamo all’ostello Quinta Rufino verso sera dove ci prepariamo per assaporare Mendoza by night.
E’ già passata un’altra settimana e questo è l’ultimo week-end che passeremo con Martin e Ale: lunedì Ales ed io abbiamo l’aereo per il Cile. Le ore trascorrono veloci: i genitori di Martin ci raggiungono insieme ad un’altra coppia di amici con i quali visitiamo le famose Bodegas di Vino della zona; tante portano cognomi italiani e francesi e sono il fiore all’occhiello dell’industria vinicola della provincia mendozina.
Domenica sera facciamo un'ultima cena tutti insieme: domani si parte per le Termas de Chillàn in Cile!
Salutiamo Martin e Ale divisi tra il dispiacere di lasciare i mitici “CUGGINI” e in trepidazione per vedere cosa ci aspetta in Cile: i voli sono due, molto brevi ma abbastanza stressanti a causa del controllo obbligato dei bagagli a mano e di quelli imbarcati e lo scarso tempo tra un volo e l’altro.
Il Cile ci accoglie benissimo già con la vista dall’aereo: l’oceano Pacifico e le colline verdeggianti il rendono il paesaggio molto armonioso e molto più fertile rispetto a quello argentino. Il Cile ci accoglie anche con Jaime il nostro “driver” che dietro la sua grande gentilezza si rivela un vero disastro alla guida (imbocca l’autostrada in contromano…) e una catastrofe nell’orientamento (il percorso per Chillan di 2 ore diventa di 4). La situazione è comunque molto comica e non guasta certo il bel clima che abbiamo trovato sino a quel momento. Dopo una mega spesa nell’ultima città dotata di supermercato arriviamo alla nostra “Cabana” (una specie di bungalow galattico) verso l’ora di cena e ci accoglie il camino acceso e un sacco di comodità ormai dimenticate nelle settimane precedenti. Il tempo, tanto per cambiare, è incerto, e pare che sia prevista una perturbazione nella notte..noi lo speriamo vivamente anche perché non ci sembra che sia caduta tanta neve dal poco che abbiamo potuto vedere appena arrivati!
Neve? Voilà, accontentati: è particolare svegliarsi il 19 Agosto sotto una bella nevicata! Siamo a circa 8 km dalle piste e dal centro termale e i pullman oggi non passano. Nei giorni seguenti in realtà non siamo riusciti a capire realmente con che criterio passino i pullman ma in qualche modo siamo riusciti ad arrangiarci.
La regola pare sia questa: se nevica non passa nessuno, quando ha appena nevicato i pullman si fermano a 7km dalle piste perché in pochi hanno le catene. In tal caso, come impariamo seguendo l’esempio di tutti gli stranieri presenti (francesi, americani, finlandesi, spagnoli..) il metodo più rapido e adeguato alle nostre esigenze di “sciare, sciare, sciare” si rivela l’autostop del primo pick-up libero che passa. Questo metodo diventa il nostro fedele mezzo di traspoto per raggiungere le piste e poi per tornare a casa per questi 3 o 4 giorni.
Il primo giorno facciamo una camminata sotto la neve sino a raggiungere la base delle piste: arriviamo bagnati fradici ma dopo un buon caffè solubile iper annacquato (ahimè niente moka...) e, lo ammettiamo, una Jacuzzi di acqua termale siamo come nuovi (pronti per tornare alla base). Domani si scia a tutti i costi! La neve è abbondante ed il tempo sembra migliorare. Ed in effetti siamo accontentati: il sabato ci svegliamo sotto un bel manto di neve appena caduta (detta POWDER) ed un sole magnifico. Siamo sulle piste già dal mattino presto: c’è pochissima gente e gli impianti coprono una vasta area: è un paradiso immacolato che ci fa scordare per un attimo le pelli di foca e ci proietta in due giorni di incredibili discese. Il fuoripista è divino e sicuro e la fortuna ci fa imbattere in un gruppo di locals che ci fanno conoscere dei percorsi magnifici al cospetto dei vulcani.
L’ora di rifare i bagagli per l’ultima volta arriva. Concordiamo con Jaime l’ora della partenza prendendoci un pò di margine, memori delle peripezie dell'andata. Partiamo prestissimo: questa volta, fortunatamente, Jaime non sbaglia e arriviamo in aeroporto due ore prima della partenza. L'anticipo viene comunque utile per sbrigare l’iter dell’imbarco dei bagagli e degli sci che riusciamo a spedire direttamente in l’Italia (sempre incrociando le dita…anche quelle dei piedi).
Ritorno a casa abbastanza puntuale e con tutti i bagagli. Passiamo vicino alla coda dei Bagagli Smarriti a Caselle tirando un sospiro di sollievo: gli sci, sani e salvi, sono gia’ pronti per l’inverno boreale come i loro proprietari del resto !!!
E’ stato un viaggio magnifico e molto ricco di emozioni: abbiamo conosciuto parenti lontani con un calore che ci ha fatto sentire a casa, luoghi e paesaggi tanto diversi quanto incredibili, nuovi amici e persone con esperienze e storie tanto diverse quanto uguali alle nostre. Condividere tutto questo con Martin, Alejandro, i cugini e tutte le persone che abbiamo conosciuto è stato per me e Ales un’occasione non solo per vedere posti nuovi ma anche per imparare qualcosa su di noi e sugli altri…come ogni buon viaggio che si rispetti!
Alla prochaine…
Vale
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