Durante l’anno pratico molti sport: nuoto, pesca, vela, ginnastica artistica, sci alpino, sci alpinismo, trekking, alpinismo, mountain bike,arrampicata sportiva e tradizionale, ma la mia passione è la montagna in tutti i suoi aspetti e pericoli …
L’anno scorso, dopo aver salito il mio primo 4061, il Gran Paradiso, mi sono appassionato all’alta quota, e ora sono riuscito a scalare, al secondo tentativo, la punta Gnifetti, sulla quale c’è la Capanna Margherita (il più alto rifugio d’Europa) a 4554 mt. di quota, nel gruppo del Monte Rosa.
Il 9/7/11 il mio papà ed io salutammo mio fratello e mia mamma ad Alagna Valsesia e, presa la prima funivia, decidemmo di scendere al rifugio Città di Mortara (Grande Alt) per salutare i gestori (che sono nostri amici) e gustare i loro buonissimi piatti, infatti questo rifugio è addirittura stato citato dal Gambero Rosso per la qualità e la bontà dei cibi.
Con la pancia piena, prendemmo la seconda funivia per arrivare al Passo dei Salati a quota 2998 mt.
Issammo i pesanti zaini sulla schiena e via, sulle rocce dello Stolemberg. Finita la cresta arrivammo alla vecchia stazione della funivia di Punta Indren, da lì percorremmo un lungo traverso su nevai fino ad arrivare a Indren nuova. C’era la nebbia , ma nonostante ciò trovammo una traccia nel ghiacciaio e raggiungemmo le corde fisse che ci avrebbero permesso di superare la barra di rocce più facilmente. Superato l’ostacolo riuscimmo a vedere il rifugio Gnifetti a quota 3647 mt, dove avremmo bivaccato.
Quando arrivai, alla terrazza del rifugio, fece capolino dalla porta Alessio Martoglio del CAI di Cumiana, che era su per la Gita Sociale del CAI, a cui ci saremmo aggregati.
Quella sera, a cena, organizzammo le cordate del giorno seguente. Eravamo in dodici e avevamo quattro corde, allora decidemmo di fare quattro cordate da tre. Io, mio padre e Ezio Issoglio formavamo una cordata: mio papà capo cordata, io in mezzo ed Ezio dietro.
Ma prima della partenza c’era una corta e non riposante nottata.
Alle 4.30 di mattina ci svegliammo, facemmo colazione e alle 5.00 eravamo con i ramponi ai piedi, picozza in mano, imbrago addosso e legati ad una corda da 60 mt e da 9 mm di diametro.
Partimmo procedendo con passo tranquillo. Eravamo nelle nuvole quando arrivammo sotto il Cristo delle Vette: una folata di vento aprì il cielo e noi riuscimmo a scorgere la cresta del Lyskamm.
Arrivammo al Colle del Lys e Ezio un po’ sfiatato disse che voleva fermarsi, noi insistemmo e lo facemmo ripartire.
Passammo sotto un saracco alto nove metri poi, dopo un lungo traverso, cominciammo a tagliare obliquamente verso il Colle tra lo Zumstein e la Gnifetti.
Il tempo era rimasto bello dal Colle del Lys anche se adesso cominciava a tirare vento, che in montagna significa nuvole in arrivo.
L’ultimo pendio era ormai più ripido degli altri, però era ben battuto.
Salimmo in punta quattro ore esatte dopo la partenza , facemmo le foto ricordo ed entrammo a riscaldarci dentro al rifugio.
Quando uscimmo, il versante italiano era coperto dal mare di nuvole, mentre in lontananza, dalla Svizzera, dietro la Dufur, arrivavano le nuvole.
Cominciammo a scendere, come arrivammo al colle, arrivò la nebbia e la bufera di neve. Dovemmo usare il G.P.S. per non perderci e finire in qualche crepaccio.
Scendevamo svelti, andava tutto bene, ma ad un tratto un rampone mi si incastrò nel ghiaccio e si ruppe, io caddi in avanti e sforzandolo persi un pezzo. I miei ramponi erano fuori uso, allora li tolsi e proseguii senza.
Tornati al Cristo delle Vette, si riaprì il cielo e smise di nevicare, capimmo di essere quasi nella zona dei crepacci. Sapevamo che sicuramente se ne erano aperti altri perché la neve era più molle. In verità ne trovammo due in più dell’andata.
Poco dopo arrivammo al rifugio e festeggiammo la scalata con il genepy e il bicerin avanzati dalla serata prima.
Gioele Poddine