Stefi e io abbiamo appuntamento con Cristina, Michele e Mario per salire sulla Torre Germana, punta mitica citata da IL, che ogni anno sale sulla sua cima e ne torna sempre entusiasta.
Saliamo tutti sulla macchina di Cri, io sono veramente distrutto non ho dormito nella notte, è un periodo di grande stress lavorativo, così approfitto della spalla di Stefi e cerco di riposare un po’.
Parcheggiamo la macchina, prepariamo gli zaini e via alla ricerca del sentiero per raggiungere la partenza della nostra “linea”, attacchiamo una pietraia che più di farci salire, ad ogni passo, sembra farci scendere, però con un po’ di fatica arriviamo all’attacco; le cordate si creano da sole: Cri e Michele e Stefi, Mario e io…. domanda fatale, chi parte per primo? C’è un po’ d’indecisione, io, non so perché, mi appendo tutto il materiale e dico:” Vado io”.
Il primo tiro è per prendere confidenza con la tipologia di arrampicata: chiodatura chilometrica ed un po’ d’esposizione,
ma mi sento tranquillo; i tiri si susseguono senza problemi la roccia è calda, l’aderenza è ottimale, la temperatura è ideale e l’ambiente è fantastico!!!
Dopo il terzo tiro occorre calarsi, la sella è all’ombra ed io, che sono in maglietta a maniche corte, non ho molto caldo, così, una volta raggiunto dai miei soci, riparto per scaldarmi ai raggi del sole; siamo ormai a metà e propongo a Mario e Stefi di andare da primi, so che gli fa piacere come a tutti i grandi arrampicatori, però entrambi mi vedono molto “produttivo” così mi lasciano andare ancora avanti ma, nella mia testa ronza sempre una vocina, così ad ogni sosta ripeto l’invito, Stefi si sente più a suo agio da seconda, non perché non abbia la capacità di mettere su la corda, ma solo perché è nel periodo di scarico di prestazione, Mario è un po’ indeciso ma, finalmente, parte lui da primo per portarci in vetta.
La vista è meravigliosa su un panorama ipnotizzante, ovviamente d’obbligo la foto di vetta tutti insieme.
Ci concediamo un po’ di cibo giusto per avere le forze per affrontare la discesa e poi si riparte, è il momento che temo di più perché non vorrei che si dovessero affrontare tratti esposti senza essere legati: l’attrazione per il vuoto è sempre presente, qualcuno ha scritto che “non è paura di cadere ma voglia di volare!!!!”
Con molta cautela affronto il primo tratto un po’ esposto ma sono tranquillo e concentrato, arriviamo alla prima calata, la sensazione di scendere lungo una corda è davvero particolare: si sente subito che il corpo non è abituato a questo assetto di movimento ma è molto divertente; un’altra calata in corda doppia e poi via lungo un canale di sfasciumi, occorre solo fare attenzione a dove si mettono i piedi perché frana tutto e si rischia di colpire chi è più in basso e anche di cadere.
Raggiungiamo gli zaini, per fortuna nessuno ha pensato bene di “servirsi”, non sarebbe la prima volta, e poi giù di nuovo lungo la pietraia di salita, questa volta è più divertente perché , scendendo, sembra di sciare, così curva dopo curva arriviamo tutti impolverati alla macchina.
Il torrente, che scorre lì vicino, è molto invitante così diamo un po’ di sollievo ai piedi “surriscaldati” nell’acqua gelida che mozza il fiato, ma non solo i piedi hanno bisogno di essere “ristorati”, anche lo stomaco: è dalla mattina che non tocchiamo cibo ed ormai è ora di cena, Michele ha la brillante idea di andare a mangiare nel vicino rifugio: antipasti misti e polenta tutto innaffiato da vino rosso, siamo ristorati nel corpo e nello “spirito”!!!!! Ormai non dobbiamo fare altro che tornare a casa per il meritato riposo.
IL hai proprio ragione la Torre Germana è molto particolare, grazie Stefi, Cri, Michele e Mario… i prossimi tiri insieme!!!!!
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